Corri corri.....ma a piedi!

Corri corri.....ma a piedi!

Dopo due anni di completo stop ho rimesso le ruote in pista, diciamo per fare (quasi) sul serio. E mi rendo conto che nonostante la crisi nessuno, dico nessuno, ha tirato fuori una qualche formula che effettivamente consenta di correre senza rimanere al verde. I trofei nazionali hanno mantenuto inalterate le formule già in essere qualche anno fa, quando non c’era certamente la crisi di oggi. Immutati i costi di iscrizione, immutato il costo della licenza, aumentati i costi per la partecipazione alle singole gare, nessuna forma di agevolazione da parte della FMI, nessuna forma di VERA promozione da parte delle case motociclistiche.

I trofei monomarca rimangono quasi inaccessibili. Alcuni hanno chiuso i battenti anziché abbassare i costi e permettere una certa partecipazione (vedi Triumph). Campionati monogomma dove il costo delle gomme è imposto dalle case produttrici a prezzi a dir poco folli! Nessuna forma di vera incentivazione o di concorrenza.

E la responsabilità coinvolge tutti, anche i circuiti. Per non parlare dello Stato, che se ne sbatte altamente e pensa solo al calcio, con fiumi di denaro che girano in quel mondo e che vengono coperti anche dai politici. Il calcio, solo questo conta in Italia. Basta vedere un telegiornale qualsiasi per rendersi conto che noi non esistiamo.

Così stanno ammazzando il motociclismo agonistico. La crisi ha colpito i grossi campionati, ma nessuno si preoccupa di quello che accade nei bassifondi, dove c’è gente che si vende la macchina per partecipare ad una gara. O è costretta a inventarsi salti mortali per trovare 1000 euro di sponsor, appena sufficienti a comprare le gomme.

 Il nostro diventa sempre più uno sport per ricchi, in netta controtendenza con il generale andamento del nostro Paese. Piloti più o meno talentuosi costretti a rimanere a casa o a sfogare la passione sulle strade di tutti i giorni, rischiando la pelle molto più che in pista.

Tutto questo sembra non interessare né la FMI né le case motociclistiche. E il fatto che questo accada in Italia, dove il motociclismo è diffuso molto più che altrove, la dice lunga sulle condizioni del nostro Paese.

Hanno inventato formule con nomi che danno l’illusione della economicità, salvo poi scoprire che è una presa in giro. Il numero degli iscritti ai trofei monomarca, ad esempio, è calato vertiginosamente. Ma anziché abbassare i costi o incentivare la partecipazione, fanno orecchie da mercante, perché l’obiettivo è non rinunciare ai margini di profitto. Male che va si chiude e tutti a casa.

Ecco, complimenti a tutti, andiamo avanti così e vedremo che prima o poi avremo le piste invase dai russi che corrono con i soldi delle armi. Ma tanto chi se ne fotte, l’importante è guadagnarci su, giusto?

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Altri commenti

mwinani

Sfogo giusto e comprensibile, ma .....
Chi dovrebbe metterci la differenza? Le case motociclistiche organizzando trofei quasi gratis quindi rimettendoci tanti soldi a fronte di un calo di vendite di circa il 40% (ma più alto per le sportive). Oppure gli organizzatori rimettendoci di tasca propria? O ancora la FMI mettendo dei fondi prelevati dalle tasche di tutti i motociclisti iscritti che a occhio e croce sono 10 volte di più di quelli che corrono sotto qualsiasi forma? Sarebbero contenti di vedersi la tessera aumentata per far "divertire qualcuno i qualche trofeo?" O ancora dovrebbe essere il Coni, mettendo a carico della comunità tutta le corse in moto? Non voglio in nessun modo essere polemico, cerco solo di porre qualche domanda sperando che possa aiutare a trovare qualche forma di soluzione. In questo periodo di vacche magre purtroppo la coperta è più corta del solito. E un imprenditore deve sempre guadagnare da quello che fa a meno di avere soldi da buttare via. Certo se tutti si accontentassero del giusto forse le cose sarebbero più semplici. Ma i rischi sono sempre molto alti e tra il guadagnare e rimettere un sacco di soldi il confine è molto sottile. Si potrebbe pensare a creare delle sorte di cooperative di piloti?

Inserito: 12 giugno 2012
lemon81

Le tue domande sono legittime e sensate, ma rimane il fatto che l'avvio al motociclismo agonistico non solo non è incentivato ma, anzi, è disincentivato dalla presenza di "avvoltoi" che speculato sulle ambizioni e sui sogni altrui.
Ci sono i mezzi per far correre i piloti, almeno i più meritevoli, senza costringerli a indebitarsi fino al collo, ma nessuno ha intenzione di creare un sistema virtuoso. Tutto è lasciato all'autonomia privata e alle capacità economiche del singolo. Ma non è questo il modo per far crescere lo sport. Qui non parliamo dell'atletica leggera, dove basta un paio di scapre da 80 euro per diventare qualcuno. Qui ci vuole il sostegno delle case, delle federazioni, dei circuiti etc.
In Spagna le cose funzionano diversamente, mentre in Italia i giovani piloti sono solo polli da spennare. Meno male che il team Italia sta dimostrando di aver capito qualcosa (vedi Fenati)...

Inserito: 19 giugno 2012
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