Due pesi e due misure

Due pesi e due misure

Guardando in faccia gli uomini Ducati si scorgeva, già dopo i primissimi test, che in questa nuova avventura tutta italiana c'era qualcosa che non funzionava. E lo si capiva anche e soprattutto dai numeri registrati. Ma nessuno poteva permettersi di pronunciare la parola "problema", perchè l'entusiasmo e le aspettative erano così grandi da non consentire il benchè minimo pessimismo. Il dolore alla spalla di Valentino aveva un'incidenza minima: il problema c'era ed era la moto; Valentino lo sapeva molto bene.

In Yamaha, quando qualcosa non funzionava, si vedeva la reattività immediata, la prontezza dei gesti, degli sguardi, la determinazione a far bene il prima possibile, per rimettere Valentino li davanti, dove merita.

Questo era possibile perchè si gestiva una moto "tradizionale". Oggi non è possibile per i ben noti motivi e nello sguardo di Valentino (e non solo) leggiamo la perplessità, l'incertezza, a volte un filo di rassegnazione. Vale è molto diplomatico, anche perchè non ha più 25 anni e sa che le grandi squadre non hanno più bisogno di lui, non come un tempo. Non è più insostituibile come lo è stato fino a qualche anno fa. Tutto questo è normale e anche bello, perchè fornisce la dimensione naturale delle corse, dello sport, dell'essere umano. In altri tempi Rossi avrebbe rovesciato il tavolo, avrebbe usato parole dure, forte di un potere contrattuale (e non) che oggi pian piano si affievolisce.

La "fuga" dalla Yamaha verso la Ducati nascondeva un prezzo da pagare. Un prezzo, però, evidentemente più basso di quello che (forse) Vale avrebbe pagato nella sconfitta a parità di moto.

A fronte di ciò Valentino deve ritenersi (e sa di esserlo) comunque molto fortunato, perchè chi è entrato nel box Ducati prima di lui è spesso uscito deluso, demotivato, a volte frustrato, tanto da cambiare moto, tanto da cambiare campionato, senza però che gli venisse fornito un "alibi" che, invece, per Valentino è (giustamente) scontato. 

Valentino ovviamente non ha bisogno di alibi, perchè il suo valore è indiscusso. Così come non doveva essere messo in discussione il valore di Marco Melandri, per il quale invece sono volati insulti, giudizi pesantissimi, inviti al ritiro, "schiaffi" morali da parte dei media, di "esperti" dell'ultima ora frustrati e appagati dal fango gettato sul pilota di Ravenna e della Ducati, che lo ha considerato sempre un brocco rispetto a Stoner. Marco ha incontrato enormi difficoltà di adattamento, non tanto distanti da quelle fino ad oggi incontrate da Valentino. Eppure Marco non è mai stato ascoltato perchè Stoner vinceva. Mi domando: se Stoner fosse rimasto in Ducati Valentino sarebbe andato? Valentino avrebbe avuto ascolto? Valentino avrebbe reagito? Non importa fornire risposte a queste domande, perchè ogni pilota ha la sua storia e ogni storia ha il suo pilota.

Ciò che importa, invece, è che un giornalista, almeno uno, purchè abbia un peso nel mondo dei motori, faccia un passo indietro per conto della categoria, riconoscendo quanti errori sono stati commessi nei confronti di Marco Melandri, affinchè venga restituita un pò di credibilità a questo meraviglioso sport, visto che non è facile restituirla al giornalismo che di questo sport si occupa e che è solito fare due pesi e due misure.

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Altri commenti

asavantr

Ottimo!
Melandri è un pilota che se è in una squadra giusta può dire e dare molto.Purtroppo regge poco bene la pressione psicologica e non riesce ad uscire dalle sue crisi in tempi rapidi. Ci sono unomini che il toro lo prendono per le corna (Stoner piuttosto di arrivare dietro, cadeva, ma tirava come un matto) e uomini che se non hanno tutto perfettamente a posto non riescono ad andare (Melandri e Biaggi, con una piccola deroga per quest ultimo).
Andrea

Inserito: 01 dicembre 2011
TonyC

Sono d'accordo, spesso i giornalisti nel cercare di difendere Rossi hanno creato solo danni, aumentando a dismisura l'antipatia verso di lui

Inserito: 01 dicembre 2011
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